Il diabete è una malattia cronica, in parte evitabile, maggiormente frequente nelle classi socialmente svantaggiate, a larghissima diffusione in tutto il mondo e destinata ad aumentare nel prossimo futuro con il progressivo invecchiamento della popolazione e la sempre maggiore occorrenza delle condizioni di rischio che ne precedono l’insorgenza.
Si distinguono:

un diabete di tipo 1 (DMT1, anche detto giovanile, 10% dei casi)
un diabete di tipo 2 (DMT2, dell’adulto, 90% dei casi).
Sono due patologie distinte, in quanto si caratterizzano per differenti causa, età di insorgenza, sintomatologia di esordio, terapia e possibilità di prevenzione. Il DMT2 è in parte prevenibile modificando gli stili di vita dei soggetti a rischio, il DMT1 può essere difficilmente prevenuto.


Circa il 6-7% di tutte le gravidanze è complicato da diabete
Un aspetto particolare nella donna è rappresentato dal cosiddetto diabete gestazionale, diagnosticato durante la gravidanza, che in genere regredisce dopo il parto, ma può ripresentarsi a distanza di anni come il DMT2.
Se il diabete gestazionale non è controllato, aumenta il rischio di complicazioni in gravidanza e al parto e/o di malformazioni fetali.
Secondo i dati di prevalenza nazionali ed europei, circa il 6-7% di tutte le gravidanze è complicato da diabete (ogni anno in Italia >40.000 gravidanze). Inoltre, l’aumento di incidenza di diabete tipo 2 nelle donne in età fertile e l’immigrazione da Paesi a elevata frequenza di DMT2 porteranno, nei prossimi anni, a un aumento delle gravidanze in donne diabetiche.

Cosa fare
La prevenzione del DMT2 si identifica con la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità, che è possibile tenere sotto controllo attraverso l’adozione di stili di vita sani (corretta alimentazione, regolare attività fisica). Importante è la diagnosi precoce del diabete, per rallentarne la progressione verso le complicanze. Le persone a maggior rischio sono quelle con familiari già malati e quelle in sovrappeso/obese. Anche la gravidanza, soprattutto in donne con tali condizioni di rischio e/o >35aa, è una situazione di rischio aumentato.
Il trattamento della malattia diabetica si basa su tre elementi: dieta, esercizio fisico e/o trattamento farmacologico.

Il diabete di tipo 1 è una patologia cronica, autoimmune, nella quale il pancreas non è più in grado di produrre l’insulina donna che si inietta insulina sull'avambraccio

Rappresenta circa il 10% dei casi di diabete. E' detto anche diabete giovanile o insulino-dipendente, in quanto insorge, di solito, in giovane età e l’unico trattamento possibile è quello con insulina. Si sviluppa in genere durante gli anni dell’adolescenza, ma può comparire anche in bambini piccolissimi (perfino neonati) o in giovani adulti e dura tutta la vita.
In Italia le persone con diabete tipo 1 (DT1) sono circa 300.000 e l’incidenza di questa condizione è in aumento in tutto il mondo.

Si tratta di una patologia di origine autoimmune, cioè dipendente da un’alterazione del sistema immunitario, che comporta la distruzione di cellule dell’organismo riconosciute come estranee e verso le quali vengono prodotti degli anticorpi (autoanticorpi) che le attaccano. Nel caso del DT1, vengono distrutte le cellule del pancreas che producono insulina (cellule beta).

L’insulina è l’ormone che regola i livelli di glucosio (zucchero) nel sangue e, come una chiave che apre una porta, ne permette l’ingresso nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. Il principale segno del DT1 è, perciò, l’eccesso di glucosio nel sangue (iperglicemia).

l diabete mellito di tipo 2 è una malattia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue e dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina medico che misura la glicemia in un paziente

L'insulina è un ormone, prodotto dalle cellule del pancreas, che provoca l’ingresso del glucosio (zucchero) circolante all’interno delle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia.

Se il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina o se gli organi bersaglio (muscolo, fegato, tessuto adiposo) non rispondono in maniera adeguata all’ormone, il corpo non può utilizzare il glucosio circolante come fonte di energia e il glucosio resta nel sangue, dove i suoi livelli diventano sempre più alti (iperglicemia) causando danni a vari organi.

La maggior parte delle persone con diabete mellito di tipo 2 (DMT2), al momento della diagnosi, presenta entrambi questi difetti:

insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas (deficit parziale di insulina),
inadeguata risposta all’insulina (insulino-resistenza).
Il DMT2 rappresenta circa il 90% di tutti i casi di diabete; si presenta in genere in età adulta (circa i 2/3 dei casi di diabete interessano persone di oltre 64 anni), anche se negli ultimi anni, un numero crescente di casi viene diagnosticato in età adolescenziale, fatto questo correlabile all’aumento dei casi di obesità infantile.
Gli italiani affetti da DMT2 sono circa il 5% della popolazione, cioè oltre 3 milioni di persone. Si stima, tuttavia, che a questo numero possa aggiungersi circa 1 milione di persone che hanno la malattia ma ancora non lo sanno.

Un aspetto particolare, nella donna, è rappresentato dal cosiddetto diabete gestazionale, diagnosticato durante la gravidanza, che, in genere, regredisce dopo il parto ma può ripresentarsi a distanza di anni come il DMT2. Se non controllato, il diabete gestazionale aumenta il rischio di complicazioni in gravidanza e al parto e/o di malformazioni fetali. Secondo i dati di prevalenza nazionali ed europei, circa il 6-7% di tutte le gravidanze è complicato da diabete (ogni anno in Italia >40.000 gravidanze).

Infine, l’aumento di incidenza di DMT2 nelle donne in età fertile e l’immigrazione da Paesi a elevata frequenza di DMT2 porteranno, nei prossimi anni, a un aumento delle gravidanze in donne diabetiche.